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Gerhard Kohlgruber: “Fabrizio ti voglio bene”

Mr. Ciusto ricorda il suo grande amico di "Scommettiamo che…?"

02/04/2018, 13:55 | Interviste
Gerhard e Fabrizio Frizzi

Uno stile di conduzione garbato, gioviale e rassicurante.

Fatto di tenere gaffes (“Prendete penne e calamari”, “Il maestro Macca”, “Giuseppe Andreotti”) e di risatone a profusione. Fabrizio Frizzi ci ha lasciato ma la televisione non lo dimenticherà. E non lo dimenticherà di certo il suo vasto e folto pubblico. Per non parlare dei concorrenti che si sono avvicendati nelle sue tantissime trasmissioni. Per ricordarlo abbiamo scelto di raggiungere Gerhard, più noto come “Mr. Ciusto”: probabilmente qualcosa di più che un concorrente di Scommettiamo che…?  Anzi, una vera e propria mascotte del programma, tra i più fortunati nella carriera di Frizzi.
Come molti altri fan e amici del conduttore scomparso, Gerhard non ha fatto in tempo ad apprendere la triste notizia dai mezzi d’informazione.  Il Televideo ha annunciato la morte di Frizzi alle sei del mattino; e non ci è voluto molto perché, anche a Falzes in Val Pusteria, il passaparola circolasse vorticoso e avesse come terminale l’albergo gestito da Gerhard, il Gasthof Edy. Sicché, quando ha acceso la televisione e si è fiondato sui social network, lui sapeva già tutto, grazie alla sorella Edith, che a sua volta l’aveva saputo da altri.

Sig. Gerhard, che persona era Fabrizio Frizzi?

Era simpatico, generoso, per niente complicato. E poi sapeva metterti a suo agio. Ricordo bene quando lo conobbi, nel ’91, alle prove di Scommettiamo che…? Io e i miei amici Klaus e Ludwig ci trovavamo per la prima volta calati, dall’Alto Adige, in quel sacro tempio che è il Teatro delle Vittorie a Roma, per proporre la nostra scommessa della barca di carta. E lui, con grande semplicità, ci fece sentire a casa. Eppure, nonostante fosse un uomo molto dolce con gli altri, era piuttosto ferreo con se stesso. Non concedeva, infatti, mai niente all’improvvisazione, e puntava tutto su una preparazione rigorosa, accurata.

Potrebbe definirsi un amico di Fabrizio?

Certamente sì. Abbiamo legato subito dietro le quinte del programma Scommettiamo che…?, e abbiamo continuato a sentirci anche dopo la fine di quella fortunata esperienza televisiva. Inutile dire che il tormentone “Ciusto!” deriva proprio da una fortunata intuizione di Fabrizio. Alcuni anni fa mi fece l’onore di essere mio ospite in Val Pusteria. Fu molto entusiasta dell’ambiente e delle specialità locali che apparecchiammo per lui. Ricordo bene che il suo piatto preferito era la minestra d’orzo. Dopo il suo primo ricovero (nell’ottobre scorso, ndr), gli mandai un sms e mi rispose caramente. Fu l’occasione per rivederci in un ristorante di Roma dove ci eravamo già ritrovati più volte. Un ultimo, gustosissimo ricordo di lui.

Ha pensato a qualcosa di speciale per ricordare Fabrizio, nel suo hotel o nel suo comune?

Innanzitutto, non avendo potuto partecipare ai suoi funerali, penso che andrò presto a Roma a rendergli omaggio. A ben guardare, poi, tutte le prove in forma di scommessa che proponemmo in televisione (la barca di carta, la banda sul pullmino, i cento sul letto matrimoniale, i 30 della banda su una moto, ndr) recavano in modo molto forte il marchio di Falzes, e già soltanto poterle riproporre in Internet come attrazioni turistiche significa onorare la memoria del programma e del suo principale conduttore. Anche per aver dato questa bella finestra di notorietà a Falzes e alle sue eccellenze… spettacolari io dico “Grazie, Fabri!

Gianluca Vivacqua
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