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Baglioni, bene, bravo, niente bis

“No a direzione artistica Sanremo 2019”

10/02/2018, 20:46 | Musica e spettacolo
Claudio Baglioni

Parola d’ordine: contro-trend.

In aperta sfida ad un costume ormai consolidato, infatti, Claudio Baglioni appare intenzionato a  non bissare la direzione-conduzione del festival di Sanremo. La decisione, dichiarata a poche ore dalla finale di una kermesse premiata dagli ascolti, non sembra  concedere margini di ripensamento. Non ci sarà, dunque, una replica degli ultimi bienni di Morandi e Fazio (rispettivamente 2011-12 e 2013-14) né tantomeno del triennio targato Conti (2015-17). Si torna, piuttosto, ai mandati mordi e fuggi di Bonolis (2009), e Antonella Clerici (2010).

Al cantautore romano basta in effetti un secco e inequivocabile “no” per liquidare l’argomento, nel suo ultimo incontro con la stampa in veste di direttore artistico di questa edizione del festival. E preferisce, semmai, soffermarsi sull’album dei ricordi di questa intensa cinque giorni di musica e varietà ormai prossima ad andare in archivio.

Il papillon, per esempio. Che, nel corso della serata d’esordio, è rimasto inclinato con nonchalance finché una solerte Michelle Hunziker non ha provveduto a riservargli lo stesso trattamento dei quadri storti di casa sua. “Quel papillon della prima puntata – osserva divertito Baglioni - ha avuto quasi più successo della farfallina di Belén, anche se era in un punto diverso.” I fatti ricordati dal direttore artistico risalgono al 2011, quando la showgirl argentina era valletta di Morandi, in coppia con Elisabetta Canalis; ed esibì l’ormai famoso tatuaggio-icona. Ma, per un “mito” surclassato, ecco un “tabù”  infranto che potrebbe invece renderlo meno orgoglioso della sua esperienza sanremese, sulla lunga distanza. Ed è un altro episodio legato, neanche a farlo apposta, a Belén Rodriguez: l’imitazione della sua imitatrice, Virginia Raffaele. Probabilmente  “mi pentirò per tutta la vita – ha proseguito Baglioni - dell’imitazione della Raffaele che imita Belén”.

Ma in fondo sono quisquilie, cronaca minima all’interno della storia di un festival che l’artista-conduttore, da buon capitano coraggioso, ha arditamente costruito a sua misura. Talmente a sua misura da trasformarlo in una sorta di grande concerto prolungato con tanti ospiti (non solo quelli  propriamente detti ma anche, in un certo senso, i cantanti in gara).

Coerente con la promessa di mettere su uno spettacolo degno delle sue aspettative e di quelle della Rai, c’è da dire però che Baglioni lo è stato molto meno con altre promesse: in primis, come è ovvio, quella di far sentire poco o nulla la sua presenza artistica sul palco. Al contrario, si è deliziato (ma aggiungiamo legittimamente, ci mancherebbe altro) con una miriade di duetti e auto-tributi, per la gioia (legittima) dei suoi tantissimi fans all’Ariston e a casa. Probabile che sia stata proprio l‘azienda ad “imporgli”, all’ultimo momento, un maggiore impegno in scena; e se ora la Rai premesse perché il suo Cincinnato d’oro torni sulla decisione di lasciare il festival? Chi non gli perdonerebbe di sacrificare nuovamente la coerenza in nome della tele-patria?

Gianluca Vivacqua
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